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Progetto Vesuvio

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PROGETTO VESUVIO  

 Il Progetto Vesuvio è un progetto socio-economico costruito sulla base del rischio vulcanico a cui è esposto un terzo della Regione Campania ed in particolar modo i 18 comuni della cosiddetta Zona Rossa Vesuviana (Boscoreale, Boscotrecase, Cercola, Ercolano, Massa di Somma, Ottaviano, Pollena Trocchia, Pompei, Portici, San Giorgio a Cremano, San Giuseppe Vesuviano, Sant’Anastasia, Somma Vesuviana, Terzigno, Torre Annunziata, Torre del Greco, Trecase) .

 Il Progetto Vesuvio spinge ad un drenaggio programmato delle persone e delle attività economiche presenti nei 18 Comuni della Zona Rossa Vesuviana, verso le altre province della Regione Campania (Caserta, Benevento, Avellino, Salerno), con l’obiettivo di trasformare l’emergenza in un’opportunità di sviluppo. Esso soddisfa inoltre i principi stabiliti dalla Commissione Europea e dall’Organisation for Economic Co-operation and Development (OCSE):

-          SVILUPPO SOSTENIBILE

-          COMPETITIVITA’ EQUILIBRATA

-          COESIONE SOCIALE

-          RISANAMENTO URBANO

-          BUONA GOVERNABILITA’

Nonché il concetto fondamentale del BOTTOM – UP anzicchè del TOP- DOWN cioè sviluppo dal basso anziché dall’alto

Il progetto ha quindi l’obiettivo di indirizzare diversamente il piano nazionale di Emergenza Vesuvio, che vorrebbe il  trasferimento delle popolazioni vesuviane in altre regioni italiane. 

Come nasce?

Il Progetto Vesuvio, redatto dal dott. Vincenzo Coronato, ha origine dallo studio del Piano Nazionale dell’Emergenza dell’area Vesuviana della Protezione Civile (1995).

 Il Piano della Protezione civile individua due specifiche aree di intervento: la prima identificata come “zona ad alto rischio”, suddivisa in area rossa, arancione e verde e comprende 18 Comuni della Provincia di Napoli per i quali è prevista la totale evacuazione verso altre regioni italiane ed interessa circa 600.000 persone. La seconda definita “ZONA GIALLA” comprende 59 Comuni  della Provincia di Napoli e della Provincia di Salerno e riguarda circa 100.000 persone per le quali è prevista l’evacuazione parziale o totale secondo l’evento.

 

Perché restare in Campania?

Il 73% della popolazione campana si concentra lungo la fascia costiera (1/6  del territorio regionale), ed il restante 27% è distribuito sui restanti 5/6 del territorio regionale. Il disequilibrio demografico, infrastrutturale, industriale, economico e sociale caratterizzano oggi la Regione Campania come una regione a due velocità, una localizzata nella fascia costiera, l’altra nell’entroterra. La prima caratterizzata sia da una densità abitativa, tale da rendere inefficienti i servizi locali, che da una  alta concentrazione di imprese – di piccole e medie dimensioni - che presentano difficoltà, in termini di fornitura di materie prime e distribuzione del prodotto finito, per l’essere localizzate in centri abitati la cui vita quotidiana ostacola la vita dell’impresa. La seconda, la fascia interna, è caratterizzata da paesi di piccole dimensioni e con una bassa densità abitativa in cui mancano servizi ed infrastrutture rendendo quindi il territorio poco  attrattivo per i giovani e per le imprese.

Con uno scavalco dai 40 agli 80 km, restando in Campania, è possibile spronare la popolazione della zona ad alto rischio ad investire nella parte interna della regione Campania con il duplice effetto positivo di rivitalizzare l’entroterra campano, caratterizzato da tassi di disoccupazione tra i più alti di Italia e d’Europa, migliorandone le strutture ed infrastrutture esistenti. 

Misure da adottare

 I comuni esterni alla fascia ad alta concentrazione demografica, attraverso  le province, devono prevedere nel proprio Piano Regolatore Generale delle aree di prima accoglienza nell’ambito del proprio territorio.

-           È necessario creare dei gemellaggi tra i comuni Vesuviani ed i comuni delle province di Caserta, Napoli, Benevento, Avellino e Salerno per favorire una accoglienza di breve, medio e lungo periodo.

-           Il criterio di evacuazione e di allocazione della popolazione vesuviana, i gemellaggi da costruire seguono il criterio “a raggiera” partendo da Torre del Greco  in direzione nord e da Torre Annunziata in direzione sud per evitare che i comuni, durante l’evacuazione si intralcino tra di loro tenendo conto del sistema viario esistente.

-           I Comuni delle Aree Vesuviane hanno il compito di informare dettagliatamente le famiglie residenti sul proprio territorio dell’itinerario di allontanamento dell’area a rischio e dei tempi entro cui partire dal momento che scatta l’allarme.

-           I mezzi da utilizzare per l’allontanamento dalla zona a rischio sono le proprie auto e gli autobus messi a disposizione dalle tranvie provinciali di Napoli, Caserta, Benevento, Avellino e Salerno.

 Soggetti attivi

I soggetti da impiegare durante l’evacuazione, a seguito della segnalazione di Allerta/Allarme dell’Osservatorio Vesuviano sono:

-           Prefetture di Napoli, Caserta, Benevento, Avellino, Salerno

-           Protezione Civile con il compito di organizzare l’emergenza

-           I Comuni vesuviani con il compito di contattare i comuni di accoglienza, stabilendo degli accordi di programma, con la supervisione dell’Ente Provincia e dell’Ente Regione

-           I Centri operativi misti (C.O.M.) con il compito di coadiuvare la protezione civile

-           I vigili urbani dei comuni dell’area di rischio con il compito di favorire il deflusso

-           N° 2000 unità, tra polizia e carabinieri, con il compito di presenziare il territorio e le vie di evacuazione

-           N° 10 elicotteri della serie “chainuck”, con il compito di tenere sgombre le vie di deflusso

-           I vigili urbani dei comuni di accoglienza, con il compito di sistemare i cittadini vesuviani nelle aree predisposte dal PRG

   

IL TEMPO MASSIMO DI EVACUAZIONE E’ DI 6 ORE

 

Migliorabile mediante esercitazioni periodiche organizzate dalla Protezione Civile e con la diffusione della cultura della convivenza nella sicurezza del territorio.

 Il Progetto Vesuvio di Vincenzo Coronato